Testimonianze - Amici di Zaccheo

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TESTIMONIANZA DI UNA VOLONTARIA PER SCELTA NEL MONDO DEGLI ULTIMI

Non è la prima volta che mi avvicino al pianeta carcere per intraprendere progetti diversi e quindi ho acquisito una certa disinvoltura nel trattare con gli agenti, con gli educatori, con il direttore ed infine con i detenuti. Eppure ogni volta provo grandi emozioni, perché le strutture non sono le stesse e così le persone, il luogo e gli spazi e soprattutto le persone sono sempre diverse e cambiano i rapporti individuali a seconda di chi ti trovi davanti.
Posso parlare di due esperienze recenti ed ancora in corso. La prima si tratta di un corso di inglese destinato a coloro che sono detenuti in una sezione particolare e cioè avendo commesso reati più gravi , sono isolati e non hanno contatto con nessuno.
L’idea era quella di far fare loro una qualsiasi tipo di attività affinchè possano avere la mente occupata piuttosto che l’abbrutimento psicologico.Ora avendo io svolto nel corso della mia vita l’insegnamento della lingua inglese nella scuola media e superiore a tutti i livelli, ed avendo già svolto con successo corsi annuali nel carcere di San Vittore a Milano e nello stesso tipo di sezione, abbiamo proposto al direttore questo tipo di progetto educativo e lui ha subito accettato rendendolo operativo.
Così attraverso l’educatore e il comandante è stato messo un avviso nel reparto, poi abbiamo fatto dei colloqui preliminari per capire se coloro i quali erano interessati fossero compatibili fra loro in un contesto diverso dalla loro quotidianità. Gli agenti hanno organizzato una classe con una lavagna e così ho potuto iniziare le lezioni con un gruppo di 10 allievi.
Dalla prima lezione mi sono subito resa conto che queste persone erano un po’ arrugginite mentalmente, vuoi perché non sono giovanissimi, vuoi perché la loro scolarizzazione è bassa e che infine è da molti anni che non sono più abituati a a fare esercizio mentale. A volte io do per scontato l’uso di termini acquisiti e normali nel linguaggio parlato, ma ho capito che per loro non è così e nonostante il loro impegno fanno molta fatica ad apprendere, memorizzare e ricordare..
A parte l’aspetto tecnico, i rapporti umani sono affiorati via via ed essendo loro così diversi l’uno dall’altro e con un vissuto individuale in qualche modo simile, ho scoperto una solidarietà incredibile anche se poi ognuno vive la propria esperienza carceraria come se fosse il loro mondo.
Quello che ho imparato in questo contesto, è che alla fine sono uomini che stanno pagando per gli sbagli fatti ma che hanno bisogno di rispetto, di rapporti umani e sono grati a coloro che cercano di supportarli e aiutarli un po’ a rendere il loro soggiorno proficuo per un recupero lento ma necessario per il loro futuro.

 
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